“non saprai mai se oggi vali un PB se non ci provi e se oggi lo vali lo saprai solo dopo che avrai tagliato il traguardo, perché la maratona è una scienza molto inesatta, nonostante tutti gli sforzi degli scienziati dell'est“- cit. Oswo – Runners Desio
“nella maratona 2+2 quasi mai fa 4... ma spessissimo 5 e qualche volta quando tutto fila liscio 3,9... ed è bellissimo...” - cit. Luis – Amatori Nuoro
Sulla mia seconda maratona avrei
voluto scrivere di tutto, di più, magari anche il resto.
Ho lasciato sedimentare le
emozioni per una settimana, proprio per evitare discorsi trionfalistici,
resoconti metro per metro, proclami da campione del mondo. Alla fine di tutto,
l’intera avventura può essere riassunta con i due epitaffi di questo post: nell’indecisione
se correre o non correre, shakespeariano dilemma del novello podista pieno di
dubbi, quei due pensieri mi hanno convinto a spendere i 40 euro per l’iscrizione,
alla faccia di una colonscopia che, tre giorni prima della gara, prometteva
battaglie degne di Maratona.
Dopo aver affrontato Roma con
tante aspettative stroncate da influenze, viaggi della speranza, bambini
urlanti, pasti saltati e soprattutto da una insana e imbattibile sbruffoneria
giovanile, mi ritrovavo a guardare la medaglia appesa ad un muro della camera
da letto.
Laura l'ammirava e diceva: “e
bravo mio marito, che ha fatto una maratona!”
Io la osservavo in tralice e pensavo: “My
Masterpiece. Mah, un capolavoro incompiuto.”
