Siccome stasera partecipo alla 15° edizione della CorriNuoro, mi sembrava d'obbligo lanciarmi in uno sport pericolosissimo ma dall'enorme potenziale letterario: il pronostico.
Leggete questo post e già sapete che ne seguirà un altro, subito dopo la gara, con il quale dovrò riferire se c'ho preso o meno. Interessante, vero?
Ottimo metodo per far brulicare i contenuti!
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In realtà il proposito è un altro, mi riporta indietro a quando da ragazzino, d'estate, frequentavo il bar in fondo alla piazza del Centro Commerciale di Platamona. Quello sotto la sala giochi, per intenderci.
Era l'unico posto dotato di un biliardo a stecche.
Era l'unico posto dotato di un biliardo a stecche.
Quando sei brutto, impacciato, non vesti alla moda e, soprattutto, non hai uno scooter, le provi tutte pur di apparire in gamba, almeno un pò.
Così io e un altro manipolo di amici pari rango frequentavamo quel losco bar, dove di notte si alternavano personaggi di un certo spessore morale, approfittando del fatto che di giorno la sala biliardo, in fondo al locale, al riparo da occhi indiscreti, era libera e ci si poteva dedicare ad un gioco da veri uomini.
Così io e un altro manipolo di amici pari rango frequentavamo quel losco bar, dove di notte si alternavano personaggi di un certo spessore morale, approfittando del fatto che di giorno la sala biliardo, in fondo al locale, al riparo da occhi indiscreti, era libera e ci si poteva dedicare ad un gioco da veri uomini.
Io avevo una dimensione esatta, quella dello sfigato.
Quando un bel giorno, all'improvviso, mi ritrovo a giocare contro altri, più fighi ma più scarsi di me, alla presenza di varie fanciulle locali, penso che quella può essere la mia occasione.
Quando un bel giorno, all'improvviso, mi ritrovo a giocare contro altri, più fighi ma più scarsi di me, alla presenza di varie fanciulle locali, penso che quella può essere la mia occasione.
A questo punto è d'obbligo una colonna sonora: Il topo (Signore delle fogne) di Ivan Graziani