Dato che tra mezzora gioca la Juve e sono in ansia pre-partita, provo a distrarmi parlandovi di un gustoso piatto della tradizione popolare sassarese, anzi genovese, anzi livornese.
Vabbè, diciamo che è piuttosto multiculturale, che in epoca post-global lo rende anche di tendenza.
Narra la leggenda che una manica di sfigati navigatori genovesi, di ritorno da qualche inutile viaggio, trasportasse un prezioso carico di farina di ceci. Al culmine del viaggio, con i viveri che scarseggiavano, furono sorpresi da una tremenda tempesta che rovescio l'intero carico sul ponte della nave.
Fu allora che avvenne la magia: passato il temporale la farina di ceci, mista all'acqua marina, si asciugo al sole, regalando ai marinai la gustosa pietanza.
Il dominio genovese sul Mediterraneo fece sì che la pietanza, riproposta dai marinai sfigati una volta sbarcati, venisse successivamente esportata un pò ovunque.
Tutt'oggi sopravvive a Genova con il nome di farinata, a Livorno con il nome di cecina e a Sassari con il nome di fainè. L'unica differenza fra le tre è il consumo: moderato nelle prime due città, sconsiderato, enorme e spropositato in Sassari.
Vabbè, diciamo che è piuttosto multiculturale, che in epoca post-global lo rende anche di tendenza.
Narra la leggenda che una manica di sfigati navigatori genovesi, di ritorno da qualche inutile viaggio, trasportasse un prezioso carico di farina di ceci. Al culmine del viaggio, con i viveri che scarseggiavano, furono sorpresi da una tremenda tempesta che rovescio l'intero carico sul ponte della nave.
Fu allora che avvenne la magia: passato il temporale la farina di ceci, mista all'acqua marina, si asciugo al sole, regalando ai marinai la gustosa pietanza.
Il dominio genovese sul Mediterraneo fece sì che la pietanza, riproposta dai marinai sfigati una volta sbarcati, venisse successivamente esportata un pò ovunque.
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| La fainè una volta cotta |
