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martedì 21 maggio 2013

Trionfi camuffati da batoste

E così venne il giorno.

Siete tutti interessati al racconto della mia CorriNuoro? Avete voglia di scoprire se ho mandato la palla in buca d'angolo? Volete sapere se ho vagato, impazzito e storto per 11.2 km, in cerca di sponde che mi facessero carambolare fino al traguardo?

Avevo fatto dei pronostici, due per la precisione:
1) non mi doppieranno!
2) la chiuderò in meno di 45 minuti.
Sul primo ho indovinato, non ho subito l'onta del doppiaggio, sebbene non abbia notato lo "strapparsi le vesti di dosso" di quelli doppiati da me. Come obbiettivo sportivo forse non era un granché.

Sul secondo - del quale avevo premesso il carattere teorico - c'è poco da raccontare.
E' rimasto tale, rimpiazzato da un onorevole 48'27".

Foto di Massimo Locci - www.amatorinu.it

martedì 30 aprile 2013

Qualcuno mi dia un effervescente Brioschi!

Attenzione, questo articolo è stato scritto sotto l'effetto di sostanze alcooliche delle cantine dorgalesi, pertanto potreste trovarvi molteplici errori di ortografia e sintassi.

Se non ve lo direi sarei scorretto, giusto?
Il 28 aprile 2013, mentre il fiore dell'atletica leggera italiana si dava battaglia sulle salite spaccagambe di Chia, io mi recavo stoicamente - in compagnia di un folto gruppo di amici attratti dall'impresa - in quel di Dorgali, ridente cittadina a metà strada tra Nuoro e la costa est dell'isola, per partecipare alla primissima edizione della Magnalonga Dorgalese.

Il termine Magnalonga spiega chiaramente di cosa si tratta, essendo parola composta da termini, Magna e Longa, facilmente comprensibili. Solo che il primo non va inteso in latino ma alla romana. Se magna, e pure molto. Il termine longa invece non indica la lunghezza della magnata, ma quella del percorso. In pratica spendi quello che avresti speso in un agriturismo ma il cibo lo devi raggiungere, perchè te l'hanno disseminato lungo i sentieri di Dorgali, certosini e metodici come Pollicino nel bosco, ad intervalli regolari di circa un chilometro.

Reduce da una maratona, bisognoso di reintegrare carboidrati, non mi faccio certo spaventare da queste premesse, quindi mi presento al via insieme a moglie, figli, cane, amici e circa altre 700 persone. SETTECENTO?! 

mercoledì 5 dicembre 2012

La fainè

Dato che tra mezzora gioca la Juve e sono in ansia pre-partita, provo a distrarmi parlandovi di un gustoso piatto della tradizione popolare sassarese, anzi genovese, anzi livornese.
Vabbè, diciamo che è piuttosto multiculturale, che in epoca post-global lo rende anche di tendenza.
Narra la leggenda che una manica di sfigati navigatori genovesi, di ritorno da qualche inutile viaggio, trasportasse un prezioso carico di farina di ceci. Al culmine del viaggio, con i viveri che scarseggiavano, furono sorpresi da una tremenda tempesta che rovescio l'intero carico sul ponte della nave.
Fu allora che avvenne la magia: passato il temporale la farina di ceci, mista all'acqua marina, si asciugo al sole, regalando ai marinai la gustosa pietanza.
Il dominio genovese sul Mediterraneo fece sì che la pietanza, riproposta dai marinai sfigati una volta sbarcati, venisse successivamente esportata un pò ovunque.
La fainè una volta cotta
Tutt'oggi sopravvive a Genova con il nome di farinata, a Livorno con il nome di cecina e a Sassari con il nome di fainè. L'unica differenza fra le tre è il consumo: moderato nelle prime due città, sconsiderato, enorme e spropositato in Sassari.